Sintesi
(Prof. Luigi Capecchi)

Le pagine pubblicate sono il risultato di un progetto-laboratorio che intendeva familiarizzare gli alunni (la 3 F a tempo prol. della “F. Severi”) con tecniche di scrittura e di documentazione multimediale. Il contesto entro cui muoversi doveva essere il loro vissuto (familiare, di studenti di una terza classe, anche di gruppi esterni alla scuola, ecc.) relativamente a 2 temi specifici:

  1. amare e… / amare è…
  2. lavorare e… / lavorare è…

Nel corso degli incontri il primo tema ha fatto la parte del leone, catalizzando l’interesse generale: delle alunne (ma anche degli alunni) di 3 F, che hanno poi coinvolto la 3 E e vari altri ragazzi di altre classi (3 C e 3 D). 

Era una riprova che occorreva dare maggior spazio agli aspetti emozionali-affettivi dei rapporti che si creano anche all’interno della scuola, rispetto ai tradizionali compiti informativi, razionali e culturali di cui normalmente ci occupiamo. Così si è deciso di concentrare il lavoro su quest’unico tema: amare e… / amare è… attraverso varie tecniche di approfondimento:

  • diari
  • interviste
  • poesie
  • racconti
  • fumetti
  • scrittura giornalistica
  • scrittura fotografica
  • scrittura filmica

Varie sono quindi le sezioni qui pubblicate, ciascuna con proprie caratteristiche. Volendo, alcune valutabili anche dal punto di vista scolastico (ma questo non era l’intento né l’aspetto interessante dell’esperienza), altre sono invece più libere ed estemporanee [nella sezione video ad es. si è ricorsi ogni volta all’estrazione a sorte di situazioni, personaggi, azioni da svolgere]. Tutti i lavori comunque volevano (dovevano) caratterizzarsi per il tono leggero, possibilmente divertente e divertito, con una qualche voglia di essere seri e sinceri, ma anche con l’intento di non prendersi poi troppo sul serio.

Dunque, un (facile e insieme difficile) esercizio di ironia ed auto-ironia, senza per questo rinunciare a qualche briciola di riflessione.

In conclusione: niente velleità di attori, cineasti, sociologi, scrittori, poeti, fotografi, disegnatori, ecc.; piuttosto, apertura e disponibilità a familiarizzare con quanti più linguaggi possibile, con l’aiuto dei prof., ma anche di esperti esterni alla scuola (nel caso, Gianni Micheli, che già gli anni scorsi ha guidato i nostri passi in belle esperienze teatrali e cinematografiche). Tutto questo, nella convinzione che quanto più ampio è il ventaglio delle possibilità espressive, tanto minore è il rischio che qualcuno si senta escluso, e sia tentato di dire (come Chatwin): Che ci faccio qui? Nel qual caso la scuola - penso - sarebbe definitivamente venuta meno al suo compito.

Con questo, abbiamo forse contribuito a creare una maggiore armonia ed un maggiore equilibrio tra i diversi aspetti e componenti dell’animo (così ricco ma anche così fragile e contraddittorio) degli adolescenti di oggi? No, ma forse non era inutile provarci.

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L'improvvisazione d'amore
(Gianni Micheli)

Agire da innamorati/amati, nell'età degli amori, è paradossalmente agire coraggioso, al limite dell'attuabile, che sforza i muscoli dello stomaco e della faccia (e delle gambe). Quando richiesto si ribellano i ragazzi di far gli occhi dolci alle loro compagne di classe, mostrando i denti più che le cornee, le ragazze di prestare anche soltanto una matita nera per segnare sul volto di un loro collega di classe del sesso opposto una cicatrice per il gioco teatrale, prestandogli magari con più gioia un sacco da mettersi sul capo. Eppure da innamorati/amati, nell'età degli amori, si agisce, e molto, ma non in classe e non a scuola (oh, sì... in classe, in classe, certo!... ma non nell'ora di lezione, intendo o forse... chi può mai dirlo!).
Come fare, dunque, per invitare i corpi di un'intera classe, in poche lezioni, a esibirsi in storie da innamorati, al limite dello studio letterario e scientifico, prestate al teatro e alla cinematografia? Per fargli credere/temere/sperare che anche nel compagno di classe verso cui, nel reale, esprimono a voce e a gesti una qual sottile antipatia, possa celarsi teatralmente, nella finzione, il personaggio innamorato/amato?
Non con la persuasione, certo: nell'età degli amori le ragazze e i ragazzi non danno scampo. Non con lo studio del personaggio, ché un laboratorio scolastico, per i tempi con i quali deve essere portato a buon fine, non riesce a prevedere. Con cosa, dunque?
Nel dilemma, sempre per quest'obbligo d'agire in velocità imposto dai tempi moderni, li abbiamo portati a cimentarsi con il caso e con l'improvvisazione. Sì, con quella buona dose di "fatalità" e di "destino" che solo il caso, anche se tirato in ballo in occasioni non casuali, può far nascere. Il caso per scegliere il luogo di un'azione, i personaggi dell'azione e le azioni stesse, estratti da una scatola di carta, tra cento luoghi, personaggi e azioni simili eppur diverse. E quindi l'improvvisazione, che nasce sempre, spontanea, dai giochi che gli eventi improvvisi, casuali, fatali, ci portano a vivere nel corso delle nostre giornate (figurarsi per quanto ha a che fare con l'amore!).
Il risultato è il mix di cortometraggi comico-surreali che vi presentiamo, nati con l'aiuto del caso, corroborato dalla fantasia degli studenti, e messi in scena con il solo sostegno dell'improvvisazione, adibendo a spazio scenico un frammento di aula male illuminato e sottraendo importanza ai costumi e alla maestria attoriale per solo lasciar vivere i ragazzi nel gioco amoroso, casuale e divertito dell'azione (a volte soltanto mimica) improvvisata.
Vi invitiamo a vederli (ma c'è anche molto da leggere) e a tirar due somme, mettendo in conto la bravura di questi ragazzi nell'età degli amori che in poche ore di incontro, nonostante la fatica e l'avvertibile senso del ridicolo nel mostrarsi innamorati ai propri compagni, hanno saputo dar vita a storie e a personaggi, attingendo certo dal loro vissuto adolescenziale mediatico/televisivo, ma anche da una buona dose di autoironia, da incoraggiare. Dal caso sono nati principalmente i cortometraggi di Cupido (Innamor...arsi? e Innamor...arsi). Dall'invenzione degli studenti, con un pizzico di imposizione (ad esempio l'uso della maschera neutra per caratterizzare il volto dell'innamorato di turno), tutti gli altri. Dietro alla telecamera, soprattutto, sono stati sempre e solo gli occhi degli studenti, nel bene e nel male ma, soprattutto, nel bene, come avrete modo di accorgervi.
Buona lettura e buona visione.